Olio extra vergine d'oliva Colombaio

...la prima spremitura a freddo a macina di frantoio...
 

 

 Commento:  

Un fantastico colore verde smeraldo rende questo olio extra vergine d’oliva degno e immancabile ospite delle sane e belle tavole dei Nostri clienti. E’ ottenuto con la prima spremitura a freddo a macina di frantoio, di sole olive raccolte manualmente.

E’ in questo modo che il nostro prezioso olio, saporito ma mai grasso, accompagna delicatamente ogni pietanza mantenendo un grado di acidità fra i più bassi sul mercato: solo 0,2%.

Consigliato come alimento base in qualsiasi dieta, da utilizzare principalmente a crudo per impreziosire tutti i piatti.

 
   

 

Olio Extravergine di Oliva

Denominazione di Origine Protetta

 

Chianti Classico

  « Casalino »  

 

ZONA DI PRODUZIONE:  Stessa area delimitata per la produzione DOCG/DOP del Chianti Classico.

VARIETA’ DI OLIVE UTILIZZATE: Pendolino, Frantoio, Moraiolo, Leccino.

DESCRIZIONE DELL’OLIO:

Colore: netto colore verde brillante, che con la maturazione virerà verso il giallo oro.

Odore: fruttato intenso, con sentori di carciofo, erba falciata ed olive verdi da mensa.

Sapore: leggermente dolce, all'inizio risulta essere persistente e duraturo con sfumature piccanti e piacevolmente amarognole nel lungo finale

DA CONSUMARSI ENTRO:  vedere la data di scadenza sull’etichetta anche se, per avere un prodotto all’apice delle sue qualità organolettiche, è buona pratica consumarlo entro la seconda primavera successiva alla raccolta, per poi passare al prodotto nuovo.

COMMENTO:

La coltura promiscua tra la vite e l’olivo, cioè la presenza contemporanea nello stesso appezzamento di filari di vite inframmezzati da secolari piante di olivo, ha caratterizzato sino a pochi decenni or sono l’agricoltura, la cucina, il paesaggio e di conseguenza anche l’arte di quell’angolo benedetto ed invidiato di Toscana che chiamiamo Chianti Classico o, all’anglosassone, Chianti-shire. Ancor oggi i due sacri prodotti di tali colture, coltivate separatamente ma contigue, sono il cardine della ricca economia locale, tanto da avere, caso più unico che raro nel complesso mosaico legislativo nazionale, la stessa denominazione, la DOP Chianti Classico. L’olio di queste colline però s’è conquistato nel cuore dei contadini chiantigiani una posizione di privilegio: seppur con estrema cautela è infatti  possibile criticare il vino prodotto da un contadino senese, ma mai il suo olio, pena la liberazione dei cani ed una fuga precipitosa da parte dell’incauto saputello o meglio “bischero”, come si direbbe da quelle parti. A riprova di ciò vi è l’esperienza, quasi mistica e indimenticabile, dell’attesa snervante, con assaggio liberatorio, dell’olio “novo”, appena giunto dal frantoio, tutti insieme, padrone e contadini, davanti al fuoco su cui s’è fatto abbrustolire il pane, terzo protagonista della dieta chiantigiana.

Solo dopo innumerevoli controlli previsti dal rigido disciplinare di produzione nell’oliveta, in frantoio, in laboratorio, in commissione d’assaggio ed in fase di confezionamento, la preziosa bottiglia da 0,50 litri di questo oro, colato da una delle piante più antiche e ricche di cultura dell’umanità, si può fregiare della DOP e del bollino del consorzio. Finalmente il nostro fortunato cliente potrà officiare lo stesso sacro rito di cui sopra, assaggiando questo novello “principe degli olii”, che sino a metà Novembre  2010 pendeva sotto forma di drupe verdi e nere, addobbi naturali di un alternativo e precoce albero di Natale.

Ingrediente indispensabile per la nostra salute grazie alle sostanze antiossidanti contenute, come hanno dimostrato i ripetuti studi medico-scientifici, dall’alto valore nutrizionale grazie all’equilibrato rapporto di acidi monoinsaturi e polinsaturi ed alla bassa acidità libera (che per disciplinare non può essere superiore a 0,6 %, ma è comunque sempre molto più contenuta) e soprattutto dalle incomparabili qualità gastronomiche, che ne fanno una colonna portante della cucina italiana e della sana dieta mediterranea.

L’uso a tavola è illimitato e non occorre ricordarlo: dall’utilizzo al crudo (insalata, pinzimonio, carpaccio, mozzarella ma anche una semplice pastasciutta od un riso in bianco) all’uso a caldo per friggere, per cui questo gioiello è però forse sprecato, o cuocere. Il vero toscano però consiglierebbe, per apprezzarne al meglio i sapori, si assaggiarlo, appena aperta la bottiglia facendo la “fettunta”, ovvero una semplice fetta di pane abbrustolita, salata e grondante olio. Oppure per condire in inverno la ribollita e d’estate la panzanella, due prodotti poveri, a base di pane raffermo, che solo con l’olio giusto si elevano al rango di veri e propri capolavori.

 

 

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