Vinincanta

 

 

 

 

 

Vi offre i vini di una nota azienda toscana che, da oltre trent'anni,

  seleziona alcune fra le migliori produzioni di uve italiane e straniere

da proporre sia agli amanti del "Nettare di Bacco",  sia a coloro che si accostano per la prima volta ai vini importanti.

 

  

 

Conte Ottavio Piccolomini d’Aragona srl

 

 

 

Sede Legale: Largo F.lli Cervi 19 – 20090 – Vimodrone – Milano

N DI ISCRIZIONE REG. IMPRESE E C.F. 01769250489-PARTITA IVA 07262750156 

Azienda Agricola: località Valiano, frazione di Vagliagli di Castelnuovo Berardenga – Siena

 

FILIALE DI BOLOGNA

LA STORIA DEL CASATO

Le notizie più certe che si conoscono sui Piccolomini, risalgono all’XI secolo e farebbero provenire tale famiglia, una delle più antiche di Siena, da qualche ceppo di origine germanico-longobarda stabilitosi, subito dopo l’anno mille, nel contado toscano.

 Prive di fondamento sono da considerarsi supposizioni che vorrebbero far discendere i Piccolomini dalla “gens julia”, o addirittura da Enea e perdonabile quella frase “Roma è già mia patria al pari di Siena, perché la famiglia Piccolomini è da tempo immemorabile trasmigrata da Roma a Siena…” con cui si espresse il Papa II al sinodo dei Vescovi tenutosi a Viterbo nel 1470.

ià proprietari di estese terre, tuttavia la vera fonte di ricchezza fu per i Piccolomini il commercio la finanza.

Guelfi in politica quando Siena era ghibellina e nobili tenacemente conservatori quando Siena divenne Guelfa a governo popolare avversario delle nobiltà, essi non ebbero vita facile e conobbero spesso il bando, l’esilio, la dispersione dei loro beni.

Abbandonata l’attività mercantile e bancaria, i Piccolomini trasferirono nel XIII e XIV secolo i propri capitali sui beni immobili, facendo così imponente il loro patrimonio terriero

Il ceppo originario si arricchì col tempo di vari rami (Carli, Todeschini, Pieri, D’Aragona) senza annoverare personaggi di gran prestigio sino a quell’Enea Silvio di Silvio eletto pontefice col nome di Pio II nel 1458.

 Enea Piccolomini fu papa di grande energia, instancabile nell’affermare il primato del pontefice rispetto al corpo dei cardinali, come nel difendere i privilegi e gli interessi della Chiesa spesso minacciati nei vari stati europei dalle più ampie prerogative dei regnanti. Curò con attenzione un progetto di riforma della Chiesa e degli ordini religiosi, senza peraltro riuscire ad attuarla. Con la bolla “Vocavit nos” indisse una dieta degli Stati cristiani al fine di bandire una crociata contro i Turchi. Cultore eccezionale delle lettere, studioso dei classici, amante delle arti, poeta egli stesso, storico, scrittore di cose erudite e commediografo, di Papa Pio II ci restano trattati sui più vari argomenti: Historia bohemica, De liberorum aeducatione, Cosmographia, Commentarii.

Dai quattro nipoti di Pio II, Francesco, Antonio, Giacomo, Andrea, si originario le stirpi che diedero personaggi illustri al casato come Papa Pio III e il maresciallo Ottavio. Fu Antonio ad avere per primo da Re Ferrante di Napoli il privilegio di aggiungere, a quello dei Piccolomini, il cognome “ d’Aragona”, privilegio perpetuato per i discepoli diretto e collaterali.

 Ottavio Piccolomini, Duca D’Amalfi, nacque nel 1599 da Silvio, valoroso uomo d’arma dei Cavalieri di Santo Stefano, che condusse alla conquista, di Bona in Algeria, liberandola dai pirati barbareschi. Mostrandosi ben presto anch’egli coraggioso combattente, Ottavio divenne durante la “Guerra dei Trent’anni” il più prestigioso fra i condottieri al servizio degli imperatori Ferdinando II e Ferdinando III d’Asburgo, contro i ribelli principi germanici protestanti.

 Sotto il comando del Wallestein combattè a Lutzen (1632) contro gli Svedesi, si distinse a Nodlingen (1634) e in Turingia (1635), dove sbaragliò le forze di Weimar. Ma fu a Thionville, nella Lorena, che Ottavio, ora generale comandante d’armata, riportò quello che egli soleva giudicare il più smagliante successo. Thionville in mano ai francesi, alleati della Svezia, rappresentava un grave pericolo per l’Impero.

 Riunito un corpo di 10.000 fanti e 6.000 cavalieri, Ottavio mosse alla liberazione di questo caposaldo nel 1639, riportando col suo successo l’equilibrio fra le forze e facilitando il futuro piano d’invasione della Francia. Il 15 Novembre 1642 venne nominato Re di Napoli Filippo IV, Duca d’Amalfi e nel 1648 Ferdinando III d’Asburgo lo nominò Fieldmaresciallo, comandante supremo delle armate imperiali.

La pace di Westfalia e la fine di una guerra che per trent’anni aveva insanguinato l’Europa erano alle porte ed Ottavio designato Commissario Imperiale al Congresso di Norimberga, fu in questa sede nominato principe dell’impero per i suoi alti meriti in battaglia. Finita l’epopea combattentistica abituato alla sua vita militare, la corte e la politica non facevano per lui. Sposatosi cinquantenne con la bella Maria Benigna Francesca di Sassonia Lawenburg, morì senza eredi diretti il 10 agosto 1656

incoronazione di
Enea Silvio Piccolomini