Moscato Piemonte Passito

 D.O.C. 2013

 

 

 

SCHEDA TECNICA

 

ZONA DI PRODUZIONE:  Piemonte, colline del Moscato

UVAGGIO: 100 % Moscato bianco

 

RESE: 35 quintali di uva ad ettaro;  25 ettolitri in vino ad ettaro

GRADAZIONE ALCOLICA: 13,5 % vol svolti + 6 % vol potenziali (105 g di residuo zuccherino naturale)

DESCRIZIONE DEL VINO:

Colore: giallo oro intenso e brillante

Odore: complesso, molto ricco, sentori continuamente cangianti, dalla frutta elaborata (sciroppata, candita, secca) al miele d’acacia, dalle note muschiate caratteristiche del vitigno alla vaniglia del legno

Sapore: dolce, aromatico, opulento, grasso

 

DA CONSUMARSI ENTRO:  non ha problemi ad invecchiare anche se già ora, a tre anni dalla vendemmia, si presenta all’apice della sua evoluzione       

                                        

 

COMMENTO:

Quando in Italia si dice Moscato si pensa immediatamente al Piemonte nella sua parte collinare occidentale compresa tra le province di Asti e Cuneo, o per meglio dire tra il Monferrato e le Langhe, ove da secoli viene coltivata questa varietà e, grazie a tecniche particolari messe a punto nel tempo, vengono imbottigliati quei prodotti dolci e mossi, espressione enologica di queste terre.

Se invece si dice Passito la mente corre rapidamente più a Sud, verso la Sicilia, dove a sua volta una particolare tecnica enologica, quella dell’appassimento, è stata affinata per la produzione di vini dolci, anche dalla varietà Moscato, sebbene del tipo d’Alessandria meglio noto come Zibibbo.

Questo Moscato passito vuole essere un “trait d’union” che collega in un sol bicchiere l’Italia intera. La tecnica meridionale dell’appassimento, in questo caso su pianta e non su graticci, è resa possibile in una delle regioni più settentrionali grazie alle maniacali cure colturali che prevedono rese davvero contenute (solo 2.500 litri ad ettaro, quasi mezzo litro a pianta) per riuscire ad avere in autunno inoltrato pochi ma sanissimi grappolini, in cui gli zuccheri e gli aromi sono concentrati naturalmente. Il cambiamento climatico a cui assistiamo in questi anni fa si inoltre che in Piemonte una tale chicca possa nascere più spesso, ma certamente non ogni vendemmia, visto che i delicati acini del Moscato possono facilmente deteriorarsi. L’ambrosia ottenuta (quasi 20 gradi alcolici potenziali, di cui 13,5 espressi e la rimanenza sotto forma di zuccheri naturali residui) viene poi lasciata per oltre un anno e mezzo ad affinarsi in barrique di rovere francese in modo d’arricchirsi delle componenti aromatiche cedute dal legno e raggiungere un perfetto equilibrio del variegato quadro sensoriale.

Fulgida perla dolce da fine pasto si adatta ottimamente a pasticceria secca, torte alla crema o dolci al cucchiaio. A tavola può essere esaltante anche l’abbinamento con formaggi saporiti grassi e frutta secca. Dopo i pasti è impareggiabile come vino da meditazione, da soli o con in compagnia degli amici migliori. Servire tra 12° e 14° C.