Travicello Bianco "barrique"

I.G.T. - Marche - 2012

Verdicchio di Matelica

 

 

Chardonnay

 

scheda tecnica

 

Zona di produzione: Marche, colline di Jesi

Uvaggio: 790 % Verdicchio. 10 % Chardonnay

Rese: 60 quintali d’uva per ettaro. 42 ettolitri in vino per ettaro.

Gradazione Alcoolica: 13,5% vol.

Descrizione del vino:

Colore dorato, con unghia verdolina; Odore il legno dolce evidente ben integrato con le note floreali e dolci; Sapore ben strutturato, grasso, pieno, con finale dolce

Da consumarsi entro: è un vino pronto per il consumo che può evolversi, se mantenuto secondo le buone regole di conservazione, con risultati molto interessanti nei prossimi due anni.

 

 

 

 

 

Commento:

 

Il meritato successo del Travicello Rosso ha reso necessario l’arrivo del contraltare in bianco, un vino cioè che potesse dimostrare come anche da uve a bacca bianca sia possibile ottenere un vino complesso, strutturato che grazie alla fermentazione ed affinamento in barrique, fosse in grado di sfidare il tempo.

Era innanzitutto vitale individuare una materia prima adatta a tale scopo, senza cadere in facili doppioni di prodotti già esistenti come quelli derivanti per lo più dall’uva internazionale Chardonnay madre, in Francia ed in altre aree del nuovo mondo viticolo, dei più conosciuti bianchi barricati longevi. Per onor di patria sarebbe stato meglio che si trattasse di un vitigno autoctono. La Toscana, terra d’elezione di rossi, non dava sufficienti garanzie.

Dopo molte ricerche ed assaggi è risultato ovvio far ricadere la scelta sempre in Centro Italia, in una regione celebre per i suoi o, per meglio dire, per il suo bianco: le Marche ed il Verdicchio. Nonostante sia celebre per regalare prodotti freschi ed immediati forse pochi sanno che il Verdicchio è una delle varietà che, se vinificate seguendo certe regole, hanno maggiori possibilità d’invecchiamento. E’ emozionante, per chi ne avesse la fortuna, partecipare ad una degustazione verticale (molte annate dello stesso produttore messe a confronto) di Verdicchi.

Per ottenere prodotti atti all’invecchiamento si deve vendemmiare unicamente uve perfettamente mature o meglio leggermente sovramature,  provenienti da vecchie vigne, con rese ad ettaro ridotte tramite vendemmia verde (solo 42 ettolitri per ettaro! La più bassa resa fra i vini Piccolomini!), raccolto alcune settimane dopo quelle utilizzate per la produzione del vino standard. Dopo una macerazione pellicolare a freddo per alcune ore il mosto viene illimpidito per gravità e inviato immediatamente a fermentare in barriques nuove di legno francese. Finita la fermentazione primaria il prodotto rimane 8 mesi nei carati a microssigenarsi sulle proprie fecce (“sur lie”) da cui, tramite agitazione settimanale (battonage), estrae profumi complessi e soprattutto sostanze che gli garantiranno la possibilità d’invecchiare senza ossidarsi. La maturazione in bottiglia è il perfetto completamento di questa ricetta.

Il risultato di questo complesso e lungo procedimento è ora a disposizione dei palati di tutti: un bianco dal colore dell’oro, grasso e succulento, con note dolci vanigliate, dal grado alcolico elevato (sfiora i 14 % vol.)  ma impercettibile, lungo, quasi infinito (che il marchigiano Leopardi si riferisse al Travicello??) nel finale.

Vino bianco dalla struttura di un rosso di tutto rispetto ha bisogno di incontrare al desco portate che siano in grado di tenergli testa o quantomeno non soccombere. Pesce grigliato accompagnato da salse bianche, cacciagione di piuma come il fagiano arrosto o l’anatra all’arancia ma anche piatti ricchi in grassi come il foie gras o il lardo nostrano di Colonnata sono alcuni compagni di tavolata di questo “supermarche”. Non teme neppure l’abbinamento con carni rosse e formaggi mediamente stagionati. Servirlo fresco ma non gelato, intorno ai 12° C., in calici ampi da vino rosso invitando i commensali a intonare all’unisono: “Benvenuto Travicello Bianco!”

 

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